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Kevin McManamon: «Eravamo in un posto speciale» – La leggenda di Dublino si racconta tra l'era d'oro e il suo verdetto sulla divisione della contea

GAA ✍️ Seán O'Sullivan 🕒 2026-03-13 01:19 🔥 Visualizzazioni: 1
Kevin McManamon Dublin GAA

Se dovessi racchiudere in una bottiglia lo spirito della più grande era del calcio dublinese, probabilmente assomiglierebbe molto a Kevin McManamon mentre punta dritto verso la difesa nella finale dell'All-Ireland del 2011. Quel goal audace cambiò tutto per i Dubs, e ora, a più di un decennio di distanza, l'uomo in questione solleva il sipario su ciò che faceva funzionare quella squadra. Parlando questa settimana, McManamon ha regalato il tipo di riflessioni crude e oneste che ti ricordano perché fosse il super-sub definitivo e, più tardi, un leader che ha definito una generazione.

Per chiunque abbia seguito i Ragazzi in Blu durante gli anni di Jim Gavin e oltre, sembrava di assistere a qualcosa di soprannaturale. McManamon è d'accordo, ma lo radica in qualcosa di più umano che nel mito. "Eravamo in un posto molto speciale in quegli anni", ha detto, rievocando il legame che ha trasformato un insieme di talenti pazzeschi in una macchina da guerra imbattibile. Non si trattava solo delle medaglie – anche se, Dio solo sa, ne hanno fatte incetta – ma della follia che condividevano dietro le quinte, della fiducia che permetteva a un uomo di entrare dalla panchina e cambiare comunque il corso della storia.

Il goal che ha dato il via a tutto

Non si può parlare di Kevin McManamon senza tornare con la mente a quel pomeriggio di settembre del 2011. I Dubs erano impantanati contro Kerry, e poi McManamon, una faccia nuova, riceve un passaggio, controlla e insacca all'angolo chiamato "Hill". Fu la scintilla che accese il fuoco sotto il calcio di Dublino. Quel goal non vinse solo un All-Ireland; annunciò che Dublino non era più una squadra che si sgretolava sotto pressione – erano diventati dei predatori. E McManamon, da quel momento, divenne l'incarnazione del nuovo carattere dublinese.

Ma se glielo chiedete ora, vi dirà che quel momento era solo un sintomo di qualcosa di più grande. La squadra che crebbe attorno a quella vittoria fu costruita su una dieta a base di feroce competizione interna e un'intesa quasi telepatica. Ogni ragazzo in quello spogliatoio sapeva qual era il suo ruolo, che partisse titolare o stesse in panchina. È per questo che continuavano a tornare, anno dopo anno, alzando al cielo la Sam Maguire dopo l'altra. L'elenco dei riconoscimenti parla da sé:

  • 7 titoli All-Ireland Senior Football (2011, 2013, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019)
  • 11 campionati Leinster Senior Football (una striscia che divenne routine, ma mai noiosa)
  • 5 National Football Leagues a completare la collezione di trofei

Sono numeri sbalorditivi, ma le ultime dichiarazioni di McManamon ci ricordano che sono stati guadagnati da uomini che amavano davvero la fatica. Parla dello spogliatoio come di un santuario, un posto dove il rumore dall'esterno – la pressione, l'hype, le critiche – semplicemente svaniva.

'Ci stavano provocando' – La bocciatura del dibattito sulla divisione

E a proposito di rumori esterni, Kevin McManamon non le ha mandate a dire su un tema che circola negli ambienti GAA: la proposta, ogni tanto ricorrente, di dividere Dublino in due o più entità per livellare il campo di gioco. È una conversazione che salta fuori ogni volta che il dominio della capitale diventa troppo difficile da digerire per il resto del paese, ma McManamon la spazza via con lo stesso disprezzo che riserverebbe a un pallone alto e sospeso in area.

"Ci stavano provocando", ha detto, riflettendo su come la squadra percepiva questa narrativa. Per lui, la proposta manca completamente il bersaglio. La forza di Dublino non era una cospirazione; era il risultato di una popolazione numerosa, sì, ma anche di una cultura coltivata con cura negli anni. Non puoi semplicemente smembrare la contea e far finta che la passione si divida in modo ordinato. Il potere dei Dubs derivava dalla mescolanza di città e periferia, nord e sud, tutti uniti per un unico obiettivo. Suggerire di dividerli, agli occhi di McManamon, era un insulto al duro lavoro che ha reso Dublino una potenza.

"Non ascoltavamo nessuna di queste cose", ha aggiunto. "Eravamo concentrati solo su ciò che avevamo dentro quelle quattro mura." E ciò che avevano dentro quelle mura era una generazione di calciatori che ha riscritto i libri dei record. Nomi come Cluxton, Flynn, Connolly e, naturalmente, lo stesso McManamon – ognuno una leggenda a sé, ma insieme, qualcosa di intoccabile.

E ora, per l'uomo, cosa ci aspetta?

Ora ritirato dalla scena inter-contea, McManamon si tiene in gioco, offrendo intuizioni che solo un uomo con la sua esperienza può avere. È stato accostato a ruoli di allenatore, opinionista, e si immagina che il suo telefono non abbia smesso di squillare da quando ha ricominciato a parlare questa settimana. Se la sua carriera di giocatore ci ha insegnato qualcosa, è che affronterà il prossimo capitolo con la stessa intelligenza e determinazione che metteva nello smantellare le difese.

Per i tifosi di Dublino, ascoltare Kevin McManamon parlare è come ritrovare un vecchio amico che, guarda caso, è stato parte del più grande spettacolo che il GAA abbia mai visto. Le sue parole sono un promemoria: mentre le medaglie si appannano e le partite svaniscono nella memoria, il legame tra quegli uomini – e tra loro e i tifosi – era il vero premio. E quanto a dividere Dublino? Non trattenete il respiro. Come McManamon ha dimostrato più e più volte, i Dubs sono al loro meglio quando sono uniti.