Cirielli, l'incontro con l'ambasciatore russo e la bufera politica: cosa bolle in pentola
Roma, un tè bollente che rischia di scottare la maggioranza. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli incontra l'ambasciatore russo e in poche ore il governo finisce nel mirino di mezza opposizione (e non solo). Non è la prima volta che il cognome Cirielli finisce sui giornali, ma stavolta la polemica ha assunto i contorni di un caso nazionale, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini di Palazzo Chigi.
Un faccia a faccia che sa di sfida all'Europa
Che la diplomazia richieda canali aperti con tutti è un fatto. Ma quando il viceministro Cirielli siede al tavolo con il rappresentante del Cremlino, in un momento in cui Bruxelles tiene la Russia a distanza, la musica cambia. L'incontro, avvenuto nei palazzi della Farnesina, è stato interpretato da più parti come un tentativo di scongelare i rapporti bilaterali, andando controcorrente rispetto alla linea comunitaria. E qui è partita la bagarre. Nel Palazzo c'è fermento: in molti si chiedono se sia stata una mossa autonoma o se dietro ci sia il via libera di Tajani.
Il primo a muoversi è stato il segretario del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha attaccato senza mezzi termini: "Se il governo riapre i canali con la Russia, si allontana dall'Europa". Parole pesanti, che riecheggiano il timore di una frattura interna all'alleanza occidentale. Ma le sorprese non finiscono qui.
Il coro (trasversale) delle critiche
Non è solo il centrosinistra a storcere il naso. Anche dal fronte opposto arrivano stoccate. Matteo Renzi, con la sua solita verve, ha rincarato la dose rivolgendosi direttamente al ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Dite a Tajani di svegliarsi". Un messaggio chiaro: la mossa di Cirielli rischia di isolare l'Italia nel contesto europeo, proprio mentre Bruxelles cerca di mantenere una posizione compatta sulla crisi ucraina.
- Elly Schlein (PD): "Riaprire i canali con Mosca significa voltare le spalle all'Ue".
- Matteo Renzi (Italia Viva): "Il governo si svegli, non si può fare l'onda con Mosca".
- Antonio Tajani (Forza Italia): Pur difendendo l'operato del suo viceministro, ha sottolineato che "le relazioni con Mosca vanno gestite senza rompere con i nostri alleati".
Ma a tenere banco è soprattutto il cognome Cirielli. Non solo Edmondo, ma anche Vito Cirielli, figura storica della politica locale, viene tirato in ballo negli ambienti romani: "Sono due facce della stessa medaglia", mormorano nei corridoi di Montecitorio, riferendosi a una certa linea politica che guarda a est con meno sospetto rispetto alla media del centrodestra. Insomma, quando senti parlare di Cirielli, in molti sanno che non si tratta solo di un nome, ma di una corrente di pensiero che affonda le radici nella storia della Prima Repubblica.
Il nodo della politica estera italiana
Dietro la polemica si cela un dilemma strategico. Da un lato, l'Italia ha interessi economici e energetici che la spingono a mantenere un dialogo con Mosca. Dall'altro, la fedeltà all'alleanza atlantica e all'Unione Europea impone paletti rigidi. L'iniziativa di Edmondo Cirielli ha riacceso il dibattito su quanto il nostro Paese possa (o voglia) permettersi una linea autonoma, senza passare per il filtro di Bruxelles.
Voci interne alla Farnesina lasciano intendere che non si è trattato di un passo falso, ma di una sorta di "sondaggio" per tastare il polso al Cremlino in vista di future mediazioni. Tuttavia, l'opposizione non ci sta e chiede chiarezza in Parlamento. Il rischio, per il governo Meloni, è di apparire spaccato su un tema delicato come i rapporti con la Russia, proprio mentre l'opinione pubblica è divisa tra chi chiede più fermezza e chi invoca pragmatismo.
E adesso?
La palla passa ora a Tajani, chiamato a gestire l'incidente diplomatico interno. Dovrà spiegare ai partner europei che l'Italia non intende sbandare, ma al contempo tenere a bada le anime del suo esecutivo, dove convivono atlantisti convinti e chi, come Cirielli, sembra più propenso a giocare la carta del dialogo diretto. Intanto, il nome Cirielli continua a rimbalzare tra talk show e prime pagine, simbolo di una politica estera sempre in bilico tra spinte autonome e vincoli di alleanza. E chissà che presto non si torni a parlare anche di Vito Cirielli, perché in Italia, si sa, le storie di famiglia spesso si intrecciano con quelle della nazione.