Milano-Sanremo 2026: La Classica più Veloce della Stagione sta per Iniziare
È di nuovo quel momento. La prima vera Monumento del calendario ciclistico bussa alla porta. Milano-Sanremo, o come la chiamano i puristi: La Classicissima. Sabato ci attendono 293 chilometri e i fiori più belli della Riviera Ligure di Ponente. E credetemi, si preannuncia una battaglia epica. Non stiamo parlando di una gara qualsiasi; questo è il ballo d’apertura delle grandi classiche, e nessuno vuole perderselo.
Perché ogni anno restiamo incollati allo schermo
La bellezza della Sanremo sta nel suo tempismo e nella sua crudeltà. Lo sai che per ore sarà un caos orchestrato. Le squadre con i loro velocisti pensano a Via Roma, gli uomini con ambizioni da classica sentono le gambe prudere sulla Cipressa, e poi c’è sempre quell’incosciente che prova a mandare tutto all’aria sul Poggio. È una corsa fatta di centimetri e forza mentale. La storia ci insegna che qui non viene regalato niente. Basti pensare all'edizione leggendaria del 1970, quando Eddy Merckx confermò il suo status di cannibale. O al 1974, quando Roger De Vlaeminck conquistò la sua seconda di tre vittorie totali. Erano altri tempi, quelli dei puri duelli uomo contro uomo, con telai in acciaio e caschi in cuoio.
Le edizioni mitiche che ci hanno preceduto
Da appassionato di ciclismo, resto affascinato dalla storia. Proprio in una Monumento come questa, puoi tracciare un filo che unisce il passato al presente. Prendete la Milano-Sanremo del 1976. Quell’edizione mi è rimasta impressa come una delle più imprevedibili. Una vera sorpresa che ha dimostrato come su queste strade, una sfortuna o il giorno giusto possano renderti immortale. E Milano-Sanremo 1983? Quella fu la battaglia sul Poggio al suo massimo splendore. Giuseppe Saronni che in discesa metteva tutto in gioco. Dimostra che le classiche di oggi sono scritte con l'inchiostro delle leggende di ieri. I nomi cambiano, ma il dramma rimane.
I favoriti: chi raccoglierà i fiori su Via Roma?
Diamo un’occhiata ai corridori di oggi. Quest'anno abbiamo un albo di partenza da sogno. Vi elenco i nomi che terrò d'occhio:
- Tadej Pogacar: Lo sloveno è naturalmente l’uomo con il numero uno sulle spalle. Sa fare tutto, ma la domanda è se riuscirà a combinare la sua esplosività sul Poggio con la pazienza di un vero specialista delle classiche. Si dice che non abbia mai affrontato la Cipressa così forte come intende fare stavolta.
- Mathieu van der Poel: Il nostro orgoglio olandese. Ha lavorato tutto l’anno per arrivare a questo momento. Se riuscirà a superare il Poggio senza troppi danni, su Via Roma sarà quasi imbattibile in una volata ristretta. L’unica domanda è: glielo lasceranno fare?
- Tom Pidcock & Filippo Ganna: Due tipologie completamente diverse. Pidcock con la sua esplosività, Ganna con la sua forza bruta sul piano. Se tira vento, Ganna può spezzare il gruppo. Pidcock è il mio cavallo oscuro per quando si farà davvero dura negli ultimi metri.
I chilometri decisivi: Cipressa e Poggio
Lo sappiamo tutti: la corsa inizia davvero sulla Cipressa. Lì il ritmo si alza finché le gambe non gridano pietà. Ma il vero epilogo si svolge sul Poggio di San Remo. La salita è breve ma pungente. Chi riesce a creare un varco qui, avrà la discesa verso Via Roma per sfruttare al meglio il vantaggio. Tutti giocano al gatto e al topo. Le squadre dei velocisti cercheranno di tenere tutto insieme, ma spetterà agli specialisti delle classiche impedirlo. La tattica è semplice: rendere la corsa così dura da far arrivare i rivali allo stremo prima che il tappeto rosso venga srotolato.
La mia visione sulla finale
Negli ultimi anni ho visto fin troppe volte i grandi favoriti annullarsi a vicenda. In qualche modo, spero in uno scenario che ricordi i vecchi tempi, quelli degli anni ’70 e ’80. Un attacco sulla cima del Poggio che non venga subito neutralizzato, ma dove un corridore abbia il coraggio di andare fino in fondo. Che sia Pogacar, Van der Poel o una sorpresa che voglia scrivere il proprio nome nei libri di storia accanto a quelli di Merckx, De Vlaeminck e Saronni. Una cosa è certa: quando sabato i corridori, dopo ore di corsa, affronteranno l’ultima curva, noi saremo qui con il naso incollato allo schermo. È Milano-Sanremo. Non c’è bisogno di altro.