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L'Afghanistan, oltre la sofferenza: la speranza nello sport e l'orgoglio racchiuso nella bandiera

Internazionale ✍️ 佐藤 健一 🕒 2026-03-20 17:17 🔥 Visualizzazioni: 1

Ogni volta che giungono notizie da Kabul, si ha la sensazione che l'aria di questo paese stia cambiando, lentamente ma in modo inesorabile. Nonostante i ricordi del caos siano ancora vividi, in tutta la città i giovani si riuniscono e si appassionano allo sport. A farla da padroni sono il cricket e il calcio. Per questo paese, non si tratta di un semplice svago. La figura degli atleti in campo rappresenta, per un popolo che ha attraversato una storia di divisioni e sofferenze, l'ultimo baluardo che dimostra, in questo preciso istante, che "noi siamo un'unica cosa".

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Sul campo, siamo tutti uguali

"Quel giorno, allo stadio, nessuno aveva bisogno di parole". Così ricorda un mio conoscente che da anni si occupa di cricket a Kabul. Il "quel giorno" a cui si riferisce è il momento in cui la nazionale afghana ha ottenuto una storica rimonta in una partita internazionale. In particolare, le gesta della nazionale di cricket dell'Afghanistan sono motivo di orgoglio per tutti nel paese. Ragazzi cresciuti in campi profughi ora giocano nei massimi campionati mondiali. Questo fatto, di per sé, continua a trasmettere ai giovani un messaggio silenzioso: "anche per me c'è una via d'uscita". Anche nelle qualificazioni alla Coppa d'Asia di quest'anno, la loro tenacia ha fatto infuriare molti tifosi.

Anche il percorso della nazionale di calcio dell'Afghanistan è toccante. Sebbene non raccolga l'attenzione del cricket, il numero di tifosi appassionati che si recano allo stadio aumenta di anno in anno. Prima della partita, gli atleti posano la mano sullo stemma sul petto mentre intonano l'inno nazionale. In quel momento, non esistono né pashtun, né tagiki, né hazara. Sono semplicemente "afghani": 22 giocatori e decine di migliaia di spettatori che diventano una cosa sola. In questa terra più volte lacerata dalla guerra civile, quella scena assume un potere quasi sacro.

La bandiera e la lingua, nuclei incrollabili

Sul petto degli atleti sventola la bandiera dell'Afghanistan. Il tricolore nero, rosso e verde con l'emblema nazionale al centro. Ogni volta che vedo issare questa bandiera, non posso fare a meno di riflettere sul suo peso. Non è un simbolo di potere, ma è l'incarnazione di quell'"orgoglio" che il popolo ha saputo proteggere nonostante i continui cambiamenti di regime. Per le strade di Kabul, vedo giovani indossare sciarpe con questi colori. Per loro, non è solo una questione di moda: è un atto con cui scelgono consapevolmente le proprie radici.

Un altro pilastro che sostiene questa identità è la lingua. Il persiano (dell'Afghanistan), chiamato localmente dari, è una delle lingue ufficiali e va oltre il suo ruolo di strumento di comunicazione. In questa terra dove le poesie di Rumi sono di uso comune, il ritmo dolce e le profonde metafore del persiano hanno plasmato la sensibilità stessa della sua gente. Sebbene le politiche linguistiche sotto il governo ad interim siano ancora in evoluzione, la cultura millenaria che questa lingua ha coltivato non potrà mai essere cancellata da nessun regime.

  • Cricket: Giocatori attivi all'estero tornano per partecipare al campionato nazionale, dedicandosi alla formazione dei giovani.
  • Calcio: Anche all'estero, si stanno muovendo silenziosamente iniziative concrete per la ricostruzione del calcio femminile.
  • Bandiera: Sebbene i criteri per esporla in contesti ufficiali siano severi, a livello di cittadinanza il suo utilizzo come forma di espressione personale si sta diffondendo.
  • Lingua: La letteratura e la musica del mondo persiano stanno diventando un nuovo patrimonio condiviso tra i giovani, superando i confini.

Il domani di chi vive nel "presente"

Mentre gli aiuti della comunità internazionale sono in costante calo, la crisi umanitaria che l'Afghanistan deve affrontare rimane grave. Ciononostante, la gente si aggrappa a quell'"orgoglio" che esiste in una dimensione separata dalla politica, come lo sport e la cultura, e vive giorno per giorno. La folla che si infiamma per il cricket, lo stadio che esplode per un gol di calcio, i giovani che declamano poesie in persiano per strada. Tutto questo non è una "fuga dalla realtà". Per loro, è la forza più autentica per andare avanti e continuare a vivere.

Il cielo di Kabul è immensamente ampio. Sotto quel cielo, oggi, la gente porta i colori della bandiera sul petto, alza la voce nella propria lingua madre e corre dietro a un pallone. La sequenza di eventi caotici continuerà probabilmente. Eppure, loro continuano a imprimere qui, con certezza, un "qualcosa" da tramandare alla prossima generazione.