Giorgia, la crisi e l’estate che verrà: perché il caso Santanchè cambia tutto
Chi l’avrebbe mai detto che una chiacchierata in televisione avrebbe messo così tanto sale sulle ferite di una maggioranza? Eppure, questa settimana a Roma si respira un’aria che non si sentiva da mesi, e il nome che rimbomba nei corridoi di Montecitorio è sempre lo stesso: Giorgia. Non per un nuovo annuncio trionfale, ma per gestire una delle crisi più scomode da quando siede a Palazzo Chigi. Le dimissioni di Daniela Santanchè dal ministero del Turismo hanno aperto un vaso di Pandora che nessuno, nel centrodestra, aveva voglia di affrontare proprio mentre si avvicina la bella stagione.
La presidente del Consiglio si è trovata con le spalle al muro più velocemente del previsto. La vicenda giudiziaria che avvolge l’ex ministra era una spada di Damocle, ma la molla che ha fatto scattare tutto è stata la telefonata con il presidente Mattarella. Di solito le telefonate con il Colle vengono raccontate come rituali formali, ma questa – posso garantirvelo – è stata di quelle che ti cambiano l’agenda. Secondo quanto si mormora negli ambienti parlamentari, Mattarella ha fatto capire con la sua proverbiale calma che un’interim prolungato non era la soluzione ideale, e così Giorgia Meloni si è trovata a dover scegliere: tenere per sé il Turismo (un peso non indifferente) o cercare un nome nuovo in grado di ricucire uno strappo che rischia di diventare una voragine.
Per capire la tensione, basta guardare quello che è successo in onda. Paola Ferrari, nell’intervista che ha fatto il giro di tutti i salotti televisivi, ha usato parole pesanti, di quelle che non si dimenticano. Ha parlato di un sistema di potere che non ammette critiche, di un ambiente in cui chi sbaglia paga ma chi comanda non paga mai. E il riferimento, più o meno velato, era proprio al modo in cui è stata gestita la vicenda Santanchè. Il problema per Giorgia non è tanto l’intervista in sé, ma il fatto che quelle parole hanno trovato un terreno fertile in un Parlamento già surriscaldato.
Nomi, scenari e il peso dell’estate
Nel frattempo, la lista dei creditori della Santanchè – una fila lunga 25 milioni di euro, se ci mettiamo dentro anche le ultime voci di corridoio – è diventata l’argomento principale nelle cene romane. Non è solo una questione di soldi, ma di immagine. E l’immagine, per un governo che punta tutto sulla ricostruzione post-pandemica e sul rilancio turistico, è tutto. Non a caso, mentre la politica si scanna, in molti guardano con interesse ai prossimi mesi. L’estate si avvicina, e il settore turistico non può permettersi un ministro ad interim che dura settimane, con le mete italiane già prese d’assalto dai flussi internazionali.
- Il nodo interim: Se Giorgia Meloni terrà per sé il Turismo, rischia di sovraccaricarsi in un momento cruciale per le cronache internazionali e il G7.
- La pressione dei partner di coalizione: Forza Italia e Lega non vogliono apparire come semplici spettatori in questa partita. Ognuno spinge per un nome di peso.
- Il precedente Santanchè: La gestione delle dimissioni ha mostrato una frattura interna che, fino a un mese fa, sembrava impensabile.
- I numeri sul tavolo: Oltre ai debiti della ex ministra, pesano i sondaggi che registrano un lieve ma costante malumore nell’elettorato di centrodestra.
La situazione è così fluida che persino i nomi sul tavolo cambiano di ora in ora. Oltre ai soliti noti della maggioranza, c’è chi sussurra il nome di un tecnico capace di mettere d’accordo tutti. E poi c’è un altro dettaglio, che a molti sfugge ma che per noi che seguiamo la politica romana è fondamentale: il fattore umano. Giorgia, in questo frangente, sta dimostrando una tenacia che ricorda i momenti migliori della sua carriera, ma sa bene che il consenso è come la sabbia: se non lo tieni stretto, ti scivola via tra le dita.
E mentre i riflettori sono puntati su di lei, ci si dimentica che Giorgia è anche un nome che riecheggia in altri mondi. Chissà se la nostra presidente del Consiglio, in questo week-end di riflessione, avrà avuto tempo per distrarsi con qualcosa di più leggero. Magari una serie tv con Giorgia Whigham, l’attrice americana che sta spopolando sulle piattaforme, o una partita di calcio dove magari brilla Giorgian De Arrascaeta – anche se i suoi gol, per ora, ci servono più in campo che in politica. O forse un trafiletto su Giorgia Andriani, sempre seguitissima dal gossip, o qualche foto della modella Giorgia Fiorio sui social. Piccole distrazioni, rispetto al peso di dover ricucire uno strappo che potrebbe segnare la seconda parte di questa legislatura.
La verità è che siamo di fronte a un test decisivo. Chi si aspettava che la presidente delle due anime – quella conservatrice e quella pragmatica – cedesse sotto il peso delle polemiche, probabilmente dovrà ricredersi. Ma la partita è solo all’inizio. L’unica certezza, in questa caldissima primavera romana, è che il futuro di questo governo passa per le scelte che Giorgia Meloni farà nelle prossime 72 ore. E da come si muoverà, capiremo se l’estate sarà di fuoco o solo una tiepida tregua.