Addio a Franco Tentorio, il sindaco che ha segnato un'epoca a Bergamo
Bergamo si è svegliata con una notizia che ha fermato tutti. Franco Tentorio, l'uomo che ha guidato la nostra città tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio, ci ha lasciato all'età di 81 anni. Non è solo un ex sindaco che se ne va, è un pezzo della storia recente di Bergamo che chiude un capitolo. L’ho visto tante volte in giro, l’ho seguito nelle sue battaglie e oggi, come tanti, sento il bisogno di fermarmi un attimo a ricordare.
Era il 1995 quando Franco Tentorio vinse le elezioni. Per noi bergamaschi, abituati a una certa continuità amministrativa, il suo arrivo portò una ventata nuova. Lo ricordo mentre parlava con la gente al mercato, senza filtri, con quella schiettezza che forse in politica è mancata ultimamente. Non era il tipo da discorsi altisonanti: guardava le cose in faccia, e chi l’ha conosciuto sa bene che sotto quel fare risoluto c’era una passione per questa città che andava oltre il semplice ruolo istituzionale.
Per due mandati, fino al 2004, ha tenuto le redini del Comune. Erano anni complessi: l’Italia cambiava, la provincia cercava di ritagliarsi un nuovo spazio dopo la fine della Prima Repubblica, e Bergamo doveva fare i conti con un’espansione urbana che richiedeva visione. Non è stato un sindaco facile, e forse proprio per questo è stato amato. La sua eredità è fatta di cose concrete, di quelle che si vedono ancora oggi passeggiando per la città.
L’uomo dietro la fascia tricolore
Parlare di Franco Tentorio senza citare il suo legame viscerale con Bergamo sarebbe impossibile. Nato nel ’45, figlio di un’altra epoca, aveva respirato la ricostruzione e poi la voglia di riscatto degli anni Settanta. Quando si è seduto sulla poltrona di sindaco, sapeva che ogni decisione sarebbe stata sotto la lente di ingrandimento. E non ha mai abbassato lo sguardo.
La sua capacità era quella di ascoltare, anche chi non la pensava come lui. In un’epoca senza social, la politica si faceva nelle sezioni, nei circoli, ma soprattutto per strada. E lui era un maestro in quel gioco. Chi lo ha avuto come avversario politico oggi lo ricorda con stima, perché sapeva dividere il confronto acceso dal rispetto personale. Una lezione che forse oggi servirebbe più che mai.
I luoghi e i ricordi di un’intera comunità
Se dovessi pensare a un simbolo del suo operato, non mi verrebbe in mente una targa o un’inaugurazione, ma piuttosto il modo in cui ha saputo interpretare il ruolo. Durante il suo mandato, Bergamo ha visto crescere progetti importanti. Lui amava ripetere che una città non si fa solo con i cantieri, ma con le persone. E forse aveva ragione. Basti pensare a come ha gestito il dialogo con le realtà produttive della nostra zona, un pilastro fondamentale per una città che non dimentica mai di essere anche laboratorio di idee e imprese.
Negli ultimi anni, dopo aver lasciato la scena politica attiva, non era raro incontrarlo in centro. Un caffè al bar, una chiacchiera con gli amici di sempre. Non aveva perso quell’aria da intellettuale pratico, capace di parlare di tutto con la stessa passione. La sua scomparsa, avvenuta nella giornata di ieri, lascia un vuoto che va oltre la politica.
Per molti, è come se fosse venuto a mancare un punto di riferimento. Quelli che come lui hanno costruito la città in cui viviamo, non li dimentichiamo facilmente. Perché la memoria di un buon amministratore non si misura solo nei numeri o nelle giunte, ma nei ricordi che lascia nelle piazze, nelle strade, nella vita di tutti i giorni.
- 1995-1999: Primo mandato da sindaco, segnato da un approccio diretto e innovativo per l’epoca.
- 1999-2004: Riconfermato alla guida della città, affronta le sfide del nuovo millennio con la stessa determinazione.
- Una vita per Bergamo: Nato nel 1945, ha attraversato decenni di cambiamenti, restando sempre un punto fermo per la comunità.
Oggi Bergamo piange Franco Tentorio. Non si accendono i riflettori della politica nazionale, ma qui da noi, in via XX Settembre, in Piazza Vecchia, tra i portici, la sua mancanza si sente eccome. Perché quando un uomo ha messo così tanto di sé nel servire la propria terra, la gratitudine della gente è l’unico monumento che conta. E quella, gliela stiamo tributando tutti oggi, con il silenzio e il rispetto che meritano gli uomini veri.