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Armin Assinger in intervista: perché critica duramente lo sci e chi è che ora storce il naso

Sport ✍️ Klaus Hofbauer 🕒 2026-03-24 02:53 🔥 Visualizzazioni: 1

Salve. Si sa com’è: non appena la stagione sciistica si avvia alla conclusione, nel cosmo sportivo austriaco si torna a fare i permalosi. Stavolta, però, a finire nel mirino è uno che in realtà fa parte dell’arredamento. Armin Assinger. L’ex stella dello sci e oggi uomo dell’ORF in questi ultimi giorni ne ha dette di tutti i colori. E se si guarda bene la situazione, bisogna dire: non ha tutti i torti. Ma parliamo chiaro.

Armin Assinger in conversazione

Mi è giunto all’orecchio che Armin Assinger ha nuovamente scagliato le sue frecce. E onestamente? È uno che sicuramente divide l’opinione pubblica. Ma è proprio questo il suo tratto distintivo. Stavolta ha spinto forte – e non contro gli atleti, ma contro l’intero sistema. Dice che nella federazione sciistica austriaca molte cose non funzionano, che i finanziamenti non arrivano sempre dove servirebbero e che la pressione sui giovani atleti è ormai quasi disumana.

Se uno come Assinger, che è stato in alto e conosce le dinamiche, si esprime in modo così chiaro, allora sarebbe il caso di ascoltarlo. Quello che mi ha colpito è che dice cose che molti nell’ombra pensano da anni ma non hanno mai il coraggio di pronunciare ad alta voce. Si può riassumere piuttosto bene così:

  • L’ossessione per le vittorie è ormai patologica.
  • I giovani talenti vengono bruciati prima ancora di diventare veramente adulti.
  • Le critiche pubbliche dopo un fallimento sono spesso offensive e sproporzionate.

Certo, adesso spunteranno fuori i soliti rimpiangerai e diranno: “Assinger farebbe meglio a ringraziare di avere un posto all’ORF e a tenere la bocca chiusa”. Ma è proprio questo il punto! Proprio perché si è guadagnato gli allori come sciatore (e sì, è passato qualche anno, ma nel 1978 in discesa libera mica era lento), può permetterselo. Non deve più dimostrare nulla. E si sente.

La situazione si fa interessante se si collega il tutto alla reazione suscitata dalla questione Monika Gruber qualche anno fa. Allora si trattava di parole dure e del coraggio di essere scomodi. Per Armin è una costante. Ha detto lui stesso di essere una persona che divide. Ma sono proprio questi spigoli e queste asperità a mancare nel giornalismo sportivo patinato di oggi. Quando parla, le sue parole hanno peso, anche se fanno male.

Io stesso ero presente ad alcuni di quei colloqui, e ciò che noto è che Armin non è uno che brontola per principio. Ama lo sci. Ma lo ama troppo per chiudere gli occhi quando i responsabili calpestano i valori che lo hanno reso grande. Alla fine, forse, è proprio questo: un campanello d’allarme. Se verrà ascoltato? Lo vedremo. Una cosa è certa: con Armin Assinger nello sport austriaco non ci si annoia. Ed è un bene.

Per noi spettatori, non resta che sperare che i dirigenti accolgano il suo consiglio prima che la prossima generazione di discesisti perda la voglia di lanciarsi giù per la pista per duemila euro al mese. Fino ad allora: chapeau, Armin. Continua così.