Primorsk sotto tiro: attacco con droni al porto petrolifero, cresce la tensione nel Baltico
Se hai mai percorso la E18 verso est, in direzione del confine, o magari hai preso il traghetto da Helsinki, sai che Primorsk – o Björkö, come la chiamiamo ancora noi della vecchia guardia – è molto più di un semplice punto sulla mappa. È un luogo carico di una storia pesante. E proprio la scorsa notte è tornata al centro di un nuovo tipo di conflitto che pulsa a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.
È stato ieri sera che è scattato l'allarme. Dei droni ucraini avrebbero colpito uno dei punti più strategici dell'intera regione baltica: il terminal petrolifero di Primorsk. Per chi non conosce la geografia – stiamo parlando dell'Oblast' di Leningrado, nel distretto di Primorsk, il cuore dell'esportazione russa di petrolio dal Golfo di Finlandia. Non è la prima volta che quest'area finisce sui giornali, ma l'intensità di questa volta fa percepire la situazione sotto una luce diversa.
Io stesso sono stato lì, sul molo, qualche anno fa per un reportage lungo la costa orientale del Golfo di Finlandia. Allora regnava il silenzio, una calma quasi inquietante. Il vento dal golfo spazzava via gli enormi serbatoi. Oggi, invece, si parla di un luogo trasformato in zona di guerra. Secondo le informazioni che filtrano dalla regione – e che vanno prese per quello che sono in situazioni come questa – si tratterebbe di un attacco mirato con precisione.
Cosa sappiamo davvero? Cerchiamo di analizzare quanto accaduto, senza lasciarci prendere da facili speculazioni:
- L'obiettivo: È stato colpito il porto petrolifero di Primorsk, gestito da Transneft. Un hub dove il petrolio russo viene caricato sulle navi per essere poi trasportato in Europa e verso altri mercati. Un colpo andato a segno qui significa un danno diretto alle casse del Cremlino per finanziare la guerra.
- L'effetto collaterale: Quasi immediatamente dopo l'attacco, l'aeroporto di Pulkovo a San Pietroburgo è stato chiuso. È una procedura standard in Russia in caso di allarme droni, ma dimostra quanto sia delicata la situazione. La distanza tra Primorsk e San Pietroburgo, in questo contesto, è un vero e proprio tiro di schioppo.
- La portata: Stiamo parlando di una distanza di ben oltre mille chilometri dal territorio ucraino. Questo la dice lunga su come il conflitto si sia espanso e su quanto sia vulnerabile anche un'infrastruttura situata in profondità.
Non è il caso di fare congetture, ma è chiaro che gli attacchi contro le raffinerie e i terminali russi sono entrati in una nuova fase. La settimana scorsa è stata colpita la raffineria di Bashneft-Ufaneftekhim. Ora è Primorsk ad essere al centro dell'attenzione. La strategia da parte ucraina sembra essere quella di colpire sistematicamente la catena logistica che alimenta la macchina da guerra russa.
Per noi qui in Svezia, e in tutta l'area baltica, la situazione è profondamente preoccupante. Primorsk non è un luogo isolato. Fa parte delle nostre infrastrutture comuni, qui nel Nord. Quando la tensione sale laggiù, le conseguenze si fanno sentire anche da noi. Non si tratta di allarmismo; è una questione di onestà intellettuale. La situazione nell'area di Primorsko – scusate, mi capita ancora di usare il nome russo per abitudine – è un chiaro promemoria del fatto che il conflitto è in corso e che ha una vicinanza geografica fin troppo concreta con noi.
I prossimi giorni saranno cruciali. Vedremo ulteriori attacchi agli impianti energetici? Come reagirà Transneft? E, cosa più importante, quali saranno le ripercussioni sul traffico marittimo nel Golfo di Finlandia? Sono queste le domande che mi pongo mentre sono qui in redazione, con vista su un Baltico grigio e apparentemente calmo. La quiete in casa nostra è fragile, e quello che abbiamo visto ieri sera a Björkö (per usare il vecchio nome finlandese) lo dimostra in modo fin troppo chiaro.