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Julia Ebner: L’esperta di estremismo mette in guardia dagli eserciti di bot e dall’odio in rete

Digitale ✍️ Anna Berger 🕒 2026-03-20 06:57 🔥 Visualizzazioni: 1
Julia Ebner mette in guardia dalla manipolazione digitale e dall'odio in rete

È una guerra invisibile quella che infuria là fuori, nello spazio digitale. Mentre scorriamo i nostri feed, mettiamo "mi piace" a vecchie conoscenze dimenticate o ci infuriamo per commenti pieni di rabbia, loro sono già all'opera da tempo: eserciti di bot, guidati da estremisti, troll e strateghi politici. Negli ultimi anni, nessun'altra persona in Europa ha analizzato questo fenomeno in modo così meticoloso come Julia Ebner. La ricercatrice austriaca sull'estremismo, che lavora a Londra presso un'importante istituzione di ricerca per il dialogo strategico, mette in guardia da anni sulla penetrazione sistematica dei nostri social network. E le sue ultime analisi sono più allarmanti che mai.

Il metodo: come i bot conquistano le nostre menti

Sarebbe riduttivo vedere dietro ogni campagna d'odio solo un gruppo di persone arrabbiate. Ciò che Julia Ebner e il suo team scoprono con ricerche sotto copertura è una manipolazione altamente professionale e organizzata. Non si tratta più di singoli troll, ma di eserciti di bot che controllano migliaia di account contemporaneamente. Non si limitano a postare slogan radicali: interagiscono, si rinforzano a vicenda, dando a minoranze estreme una visibilità artificiale che non avrebbero mai nel mondo reale. La tattica è sempre simile: nelle sezioni dei commenti sotto post su rifugiati, vaccini o elezioni, improvvisamente compaiono in massa le stesse identiche narrazioni. Per Julia Ebner questo è uno schema chiaro: "Quello che sembra un impeto popolare spontaneo è spesso il risultato di attacchi digitali pianificati meticolosamente", riassume le scoperte delle sue indagini sotto copertura. La parte più subdola? I bot imparano. Imitano il comportamento umano, prima postano foto di gatti innocue per creare fiducia, e solo dopo colpiscono.

L'effetto letale di like e condivisioni

Molti sottovalutano ancora la carica esplosiva di questa manipolazione digitale. Eppure Julia Ebner, nei suoi libri come "Going Dark" o "The Rage", ha documentato in modo impressionante come l'incitamento all'odio digitale si trasformi in violenza reale. Mostra come organizzazioni terroristiche e gruppi di estrema destra utilizzino gli stessi algoritmi per reclutare giovani disperati. Le stesse piattaforme diventano complici, poiché i loro algoritmi premiano l'indignazione e la radicalità: portano i contenuti peggiori in cima alle timeline, perché sono quelli che generano più interazioni. Un esempio particolarmente preoccupante sono i cosiddetti deepfake. In un mondo in cui presto non ci si potrà fidare più di nessun video o audio, Julia Ebner vede avvicinarsi una nuova dimensione della disinformazione. "Siamo di fronte a una prova di forza per la democrazia", avverte. Perché quando i fatti non contano più, alla fine vincono solo i più rumorosi e gli spregiudicati.

Cosa possiamo fare? L'esperta ha richieste chiare

Ma Julia Ebner non sarebbe la ricercatrice più affermata in questo campo se si limitasse a fare fosche previsioni. Chiede finalmente trasparenza radicale alle aziende tecnologiche. Non basta cancellare un paio di post d'odio evidenti. Gli algoritmi devono essere modificati, non devono più premiare la diffusione dell'estremismo. Inoltre, serve:

  • Più competenza digitale nella popolazione: Dobbiamo imparare a riconoscere e mettere in discussione criticamente i contenuti manipolativi.
  • Una ricerca indipendente: Finora, piattaforme come Facebook o X (ex Twitter) concedono raramente accesso ai loro dati.
  • Cooperazione internazionale: La manipolazione digitale non si ferma ai confini. Solo se Stati come l'Austria, la Germania e l'UE agiscono insieme possiamo fermare questi mercenari virtuali.

Il lavoro di Julia Ebner è una bussola indispensabile in questi tempi caotici. Si immerge negli angoli più oscuri di internet per mostrare a tutti noi cosa bolle in pentola laggiù. Dovremmo prendere sul serio i suoi avvertimenti: la battaglia per l'egemonia interpretativa nelle nostre menti è già iniziata. E noi ne siamo tutti parte, che lo vogliamo o no.