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Ángel Víctor Torres e la tempesta politica a Telde: fino a dove arrivano i danni collaterali?

Politica ✍️ Carlos M. Sánchez 🕒 2026-03-04 00:31 🔥 Visualizzazioni: 4

Quella che sembrava essere un'estate come tante nella politica municipale di Telde è esplosa in mille pezzi. Copro le notizie nelle Isole Canarie da trent'anni, e raramente ho visto una tempesta così perfettamente orchestrata per logorare un avversario. Il nome che aleggia su tutte le conversazioni, l'epicentro del terremoto, è, come no, quello di Ángel Víctor Torres. Non si sbagli il lettore: anche se la polvere si alza ora a Telde, le schegge puntano dritte al Palazzo della Presidenza delle Canarie.

Ángel Víctor Torres in un evento istituzionale a Telde

Il bersaglio era Torres, il colpo è partito da Telde

Tutto è iniziato, come spesso accade in questi casi, con una manovra di logoramento alla periferia. Il cosiddetto macchinario della "stampa di ultradestra" o "ultra", come viene definita in alcune analisi politiche, ha puntato i riflettori su Telde. L'obiettivo immediato? Il consigliere comunale Héctor Suárez. Ma qualsiasi appassionato di poker politico sa che non si mette pressione a una pedina minore senza voler dare scacco al re. E il re qui, il grande danneggiato se l'operazione dovesse riuscire, è il segretario generale del PSOE canario e presidente del governo delle Canarie, Ángel Víctor Torres.

La strategia era vecchia quanto efficace: coinvolgere un ex-sindaco di Telde nei presunti "intrallazzi" di una nota trama di corruzione nazionale. L'accusa, lanciata senza prove conclusive da media digitali di dubbia traiettoria, cercava di coinvolgere direttamente Torres. Dopotutto, se riesci a instillare nell'immaginario collettivo che "quelli di Torres" sono macchiati dalla corruzione nei loro storici feudi, il danno in vista di elezioni generali è incalcolabile. È la tattica degli schizzi di fango: non importa se ti macchi tu, basta che la melma arrivi addosso a te.

Héctor Suárez: il consigliere che ha detto basta

Ma qui è arrivato il primo errore di calcolo degli strateghi dell'opposizione. Hanno sottovalutato il consigliere. Héctor Suárez, invece di abbassare la testa e aspettare che la tempesta passasse, è sceso nell'arena con una richiesta: una rettifica pubblica. Non solo ha difeso se stesso, ma ha messo sul tavolo la vera natura dell'operazione. Ha accusato direttamente certi media di manipolazione e di usare la sua immagine per diffamare. E, cosa più importante, lo ha fatto con la veemenza di chi sa che l'obiettivo finale non era lui, ma il suo leader. Chiedendo quella rettifica, Suárez ha di fatto esposto i fili della cospirazione. All'improvviso, i riflettori che cercavano di illuminare una presunta trama corrotta, hanno rivelato un'operazione di accerchiamento e demolizione ai danni della figura di Ángel Víctor Torres.

La stampa digitale: Quarto potere o braccio esecutore?

L'aspetto più affascinante — e preoccupante — di questo caso è il ruolo dei megafoni. Certi portali digitali dell'isola, che si riempiono la bocca parlando di giornalismo, in questa occasione hanno agito come una muta. L'espressione che meglio definisce il loro comportamento è quella che si è sentita nei corridoi del municipio: "si buttano a capofitto pur di diffamare". Hanno pubblicato, hanno insinuato, hanno collegato. Hanno cercato di costruire una realtà parallela dove il consigliere Suárez e, per estensione, Ángel Víctor Torres, sono pezzi di un intreccio corrotto.

Per un analista, l'affare qui è duplice:

  • L'affare del clic: La polemica vende. Più l'accusa è pesante, più aumentano le visite. È il pane quotidiano della stampa digitale di trincea.
  • L'affare politico: Logorare l'avversario seminando il dubbio. Non serve vincere il processo, basta che la gente veda il titolo. Il danno reputazionale è fatto ancor prima che arrivi la prima sentenza assolutoria.

E in mezzo a questo fango, la figura di Torres emerge, ancora una volta, come il parafulmine. Perché nella politica canaria, tutto ciò che accade a Gran Canaria, e più concretamente in piazze simboliche come Telde, finisce per riverberarsi nella sede della Presidenza.

La reazione silenziosa e l'alto costo commerciale

Il che mi porta alla riflessione più profonda, quella che conta davvero per chi muove i fili dell'economia e degli investimenti in queste isole. Questo tipo di guerre di logoramento hanno un costo nascosto altissimo. Quando l'arena politica si trasforma in una palude mediatica, le Canarie intere perdono. Gli investitori stranieri, quelli che scrutano con la lente d'ingrandimento la stabilità istituzionale prima di mettere un euro sul piatto, vedono queste notizie e si chiedono: "Ma cosa diavolo succede lì? È un problema di corruzione strutturale o è una rissa tra cani politici?".

E questa incertezza, questa macchia di indefinizione, è letale. Non importa se alla fine è tutto una cortina fumogena. Non importa se Ángel Víctor Torres uscirà assolutamente immacolato da questa storia, come tutto lascia presagire. Il semplice fatto che il rumore esista, che i titoli per una settimana parlino di "intrallazzi" ed "ex-sindaci" legati al suo nome, ha già lasciato il segno.

Ho visto progetti di espansione alberghiera cancellarsi per molto meno. Ho visto fondi d'investimento ritirare le loro offerte per un'instabilità politica molto minore di questa. Per questo, quando analizzo il caso di Torres e la scaramuccia a Telde, non vedo solo un aneddoto politico. Vedo un sintomo di un problema cronico che paghiamo tutti: il costo di una polarizzazione che trasforma la politica in un ring e i leader in sacchi da boxe. E mentre loro litigano, il vero grande affare, lo sviluppo economico che tutti desideriamo, rimane fuori dalla porta a guardare l'orologio, decidendo se vale la pena sedersi al tavolo.