La Rinascita di Joe Hart: Dai Guanti Iconici alla Gloria in Europa League con il Nottingham Forest
C'è una certa poesia in tutto ciò, non trovate? Proprio quando pensi che una storia abbia chiuso i battenti, si apre un nuovo capitolo che sembra più emozionante del precedente. In questo momento, nel cuore delle East Midlands, Joe Hart sta scrivendo proprio quel capitolo. Mentre il Nottingham Forest si prepara allo scontro nei quarti di finale di Europa League contro i giganti portoghesi del Porto, l'uomo con i guanti è tornato al centro dell'universo per i fedelissimi del City Ground.
Seguo Hart da quasi vent'anni. Dal prodigio grezzo tra i pali del Manchester City al numero uno dell'Inghilterra che ha segnato un'era. Abbiamo visto tutti gli alti, e sì, anche i bassi spietati che lo hanno visto messo da parte dall'élite della Premier League. Ma cosa sta succedendo ora? Questo non è un tour d'addio. È una vera e propria rinascita. Il cammino del Forest verso gli ottavi di finale – aver avuto la meglio sui danesi in una gara tesa con il classico brivido finale – è stato possibile grazie a un portiere che sembra aver trovato la fonte dell'eterna giovinezza.
Per capire l'uomo, devi capire la sua colonna sonora. Che si nomini Joe Hart in un pub pieno di tifosi, e prima o poi qualcuno tirerà fuori la musica. Ci sono i tipi da Joe Hartman, i puristi dell'indie. Ma l'atmosfera nello spogliatoio del Forest? Ha l'intensità grintosa e piena d'anima di una ballata di Beth Hart: grezza, potente e impossibile da ignorare. E poi c'è il virtuoso della chitarra, Joe Bonamassa. Se Bonamassa è il maestro del crescendo blues-rock, allora Joe Hart è il maestro delle parate decisive allo scadere. I parallelismi sono quasi perfetti: un uomo che ritrova il suo ritmo, capace di suonare una melodia complessa sotto le luci più abbaglianti.
Siamo sinceri, quando Nuno Espírito Santo lo ha portato a Nottingham, più di qualcuno ha alzato un sopracciglio. Non per le sue qualità, ma per il peso della sua storia. Ma in questo Forest, Hart si è tolto quel peso di dosso. Non cerca di essere il "Joe dell'Inghilterra" del 2012. È semplicemente Joe. Il veterano. Il regista difensivo. Il tipo che urla contro i centrali così forte che lo si sente fino alla Trent End. Una leadership del genere non ha prezzo, specialmente quando devi affrontare una squadra come il Porto.
Ecco perché credo che questo quarto di finale sia cucito su misura per lui:
- Il pedigree europeo: Il Porto è una bestia in Europa. Sanno come gestire i tempi della partita, come conquistare falli, come mettere alla prova la concentrazione di un portiere. Hart c'è già stato. Conosce i lividi delle notti di Champions League. Per lui non è una novità, ma un ritorno al suo habitat naturale.
- Il fortino del City Ground: Se c'è una cosa che unisce un portiere e il suo pubblico, è il rumore. L'atmosfera sotto i riflettori a Nottingham è elettrica. Hart se ne nutre. Non gioca soltanto davanti a loro, gioca *con* loro.
- La mentalità delle grandi occasioni: Non si sopravvive a una carriera come quella di Joe Hart senza una pelle dura e i nervi saldi. Il calcio a eliminazione diretta è una gara a chi batte le ciglia per primo. Con Hart tra i pali, il Forest ha un uomo che ha visto di tutto, dalle finali scudetto alle lotte per non retrocedere. Un attaccante del Porto che cerca di fargli il lavaggio del cervello? Buona fortuna.
È curioso, no? Passiamo così tanto tempo a dare per finiti i calciatori. Cerchiamo il prossimo talento, il prossimo giovane prodigio tipo Joe Hartnett destinato alla grandezza. Ci dimentichiamo che a volte la grandezza matura. Si adatta. Ora Hart è più preciso nel disimpegno. La sua lettura della gara si basa meno sull'atletismo e più sull'anticipo. È diventato il perfetto portiere di manovra per questo sistema, dando il via alle azioni con una calma che smentisce la follia di una gara secca di Europa League.
Questa settimana, mentre il pullman si avvicinerà allo stadio, negli spogliatoi potrebbe risuonare qualcosa con un riff blues pesante. Magari un po' di Bonamassa, per tenere a bada la tensione. Ma quando Hart uscirà sul campo, non sarà una questione di musica o di nomi. Sarà una questione di un portiere di quasi 40 anni che dimostra come l'ultimo atto sia spesso il più avvincente.
Il Porto porterà la sua classe e la sua storia. Ma il Forest? Loro hanno un uomo che ha passato l'intera carriera a dare torto agli scettici. E se gli ultimi mesi sono stati un'indicazione, Joe Hart è pronto a regalare una prestazione che farà alzare la testa al resto d'Europa. Prendete una pinta, accomodatevi. Sarà una serata speciale.