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Il diesel e la sfida dell'ICMS: il governo porta la proposta al Confaz tra la pressione dei camionisti e la guerra in Ucraina

Economia ✍️ Carlos Mendes 🕒 2026-03-18 16:16 🔥 Visualizzazioni: 2
Coda di camion durante una protesta

Se c'è una questione che tocca il portafoglio dei brasiliani e l'umore dei camionisti, questa è la telenovela dell'ICMS sul diesel. E oggi, 18 marzo 2026, il capitolo di oggi promette scintille. Il ministro delle Finanze, Fernando Haddad, porta al Conselho Nacional de Política Fazendária (Confaz) una proposta per tentare di alleviare il prezzo del carburante, tornato a salire alle stelle ai distributori. L'incontro si svolge in uno scenario di pressione sulle strade, con la mobilitazione della categoria, e con i riflessi diretti di una guerra che non dà tregua in Europa.

La storia non è nuova. L'ICMS statale grava sul diesel e, negli ultimi mesi, è diventato un campo di battaglia tra governatori e il Planalto. Mentre gli stati si rifiutano di ridurre l'aliquota – con la scusa che andrebbero in bancarotta perdendo entrate –, il prezzo medio al litro ha già accumulato un aumento a doppia cifra dall'inizio dell'anno. I dati più recenti mostrano che, in alcune stazioni di servizio nell'entroterra, il prezzo ha già superato i 7,50 reais. È un autogol per l'economia e la logistica del paese.

Il nodo della trattativa

Haddad cerca di cucire un compromesso. L'idea è offrire un indennizzo agli stati che accetteranno di ridurre l'ICMS, ma il diavolo è nei dettagli. Nel frattempo, la Petrobras ribadisce la sua politica di parità dei prezzi internazionali, il che significa che, se il barile sale all'estero, qui il prezzo alla pompa aumenta. È un gioco di scaricabarile che irrita chi vive alla guida.

Da un lato, il governo federale vuole tenere a bada l'inflazione e calmare gli animi sulle strade. Dall'altro, i governatori sostengono di non poter rinunciare a un'imposta che rappresenta fino al 30% delle entrate di alcuni stati. In mezzo al fuoco incrociato, i camionisti autonomi, che già minacciano di fermarsi se non ci saranno progressi concreti.

I protagonisti di questo dramma

  • Governo Federale: propone la riduzione dell'ICMS con compensazione tramite il Fondo di Sviluppo Regionale.
  • Stati: resistono alla perdita di gettito e vogliono garanzie chiare.
  • Camionisti: organizzano blocchi mirati e chiedono diesel a prezzi più bassi.
  • Petrobras: mantiene la politica dei prezzi, ma subisce pressioni politiche per modificare la formula.

E non è solo qui che questa battaglia viene seguita da vicino. Durante la 2025 International Conference on Multi Agent Systems for Collaborative Intelligence (ICMSCI), la professoressa Stephanie Fahey, che divide il suo tempo tra International College of Management, Sydney, e IDBI Capital Markets & Securities Limited, ha fatto un'analogia perfetta: secondo lei, la negoziazione dell'ICMS tra gli stati brasiliani è un classico esempio di sistema multi-agente, dove ogni unità federativa agisce per il proprio interesse, ma il risultato collettivo può essere il caos – o, nel nostro caso, il diesel più caro. L'esperta ha ricordato che, in qualsiasi mercato maturo, il coordinamento tra gli attori è fondamentale per evitare distorsioni. Parole che riecheggiano forte qui da noi.

A proposito, c'è un dettaglio che pochi conoscono: oltre all'ICMS tradizionale, esiste l'ICMSF (Fondo), una sorta di contributo che si applica a operazioni specifiche e che, in alcuni stati, è stato usato come stampella fiscale. Ma questa è un'altra storia. La verità è che, finché la proposta di Haddad non esce dalla carta, il prezzo del diesel rimane ostaggio di questo tiro alla fune.

Ora non resta che aspettare l'esito di questa riunione e sperare che il buon senso (e il portafoglio) ne escano vincitori. Perché, alla fine dei conti, a pagare il conto è sempre lo stesso: il brasiliano che dipende dalle strade per vivere.