Project Hail Mary: perché il kolossal fantascientifico con Ryan Gosling è il primo film imperdibile del 2026
Sapete, seguo il mondo dello spettacolo da così tanto tempo da riconoscere quando un film ha quel raro, innegabile fermento intorno. Non quello che nasce da un trailer patinato, ma il vero passaparola che inizia a crescere settimane prima dell’uscita. E credetemi, Project Hail Mary è esattamente così. L’attesissimo adattamento fantascientifico con Ryan Gosling è finalmente arrivato nelle sale italiane (è uscito il 19 marzo), e se i commenti delle prime proiezioni sono un segnale, abbiamo tra le mani un vero e proprio evento culturale.
Non è solo l’ennesimo blockbuster. Questo è il primo grande film del 2026, e sono convinto che sarà quello che alzerà l’asticella per tutto il resto dell’anno. Basato sul brillante romanzo di Andy Weir – sì, lo stesso autore di The Martian – il film segue un astronauta solitario (Gosling) che si risveglia su un’astronave senza alcun ricordo, con il compito di salvare l’umanità da un microrganismo che sta uccidendo il Sole. Sembra pesante, vero? E invece la sorpresa è che è anche uno dei film più divertenti e sorprendentemente toccanti che abbia visto ultimamente.
Perché l’attesa per l’uscita italiana è più che giustificata
Siamo stati tutti bruciati, prima o poi, da film di fantascienza iper-pubblicizzati. Una locandina accattivante, un teaser cupo e poi due ore e mezza di spiegoni noiosi. Qui non è assolutamente il caso. Il tam tam è iniziato già dopo la prima di Roma, e ora che il film è in programmazione, il consenso è unanime: è un prodotto di altissimo livello. I registi Phil Lord e Christopher Miller – i geni matti dietro La grande avventura di Lego – hanno fatto un lavoro straordinario. Hanno preso un concetto che avrebbe potuto impantanarsi nella fisica teorica e lo hanno trasformato in un thriller incentrato sui personaggi.
Ciò che colpisce davvero è quanto il film giochi con la sua ambientazione. Gran parte della storia si svolge nel silenzio immenso dello spazio, ma non si ha mai la sensazione di freddezza o sterilità. C’è una qualità tattile, quasi claustrofobica, negli interni della nave che ti fa sentire lì accanto al personaggio di Gosling, Ryland Grace. E una menzione d’onore va al nostro Vittorio Storaro, il direttore della fotografia di origini romane che ha curato l’immagine di film come Apocalypse Now e L'ultimo imperatore. La sua impronta è evidente nel linguaggio visivo di Project Hail Mary. Il modo in cui cattura l’isolamento, le proporzioni immense e il terrore puro di trovarsi a milioni di chilometri da casa: è roba da altro livello. Sta diventando uno dei direttori della fotografia più richiesti di Hollywood, e questo film è l’ennesima conferma del perché.
L’arma segreta: è una storia di connessione
Bisogna darlo a Gosling: sa scegliere i progetti. Si carica l’intero film sulle spalle, e mentre fa il lavoro pesante nei panni di uno scienziato che cerca di risolvere un problema impossibile, la vera magia accade quando non è da solo. Non voglio spoilerare nulla a chi non ha letto il libro – e se potete, andate a vederlo senza sapere nulla – ma la relazione che si crea tra Grace e un altro personaggio è l’anima assoluta del film.
Ed è in questi momenti che Project Hail Mary trascende i soliti cliché del genere fantascientifico. Siamo abituati a storie di primo contatto basate sul conflitto o sulla paura. Questo film osa chiedersi: e se invece fosse una questione di cooperazione? Di trovare un terreno comune con qualcosa di completamente alieno? È questo ottimismo, questa testarda volontà di non arrendersi, che sta colpendo così tanto il pubblico. In un mondo che sembra un po’ caotico, vedere due esseri provenienti da angoli opposti dell’universo che cercano di collaborare è sorprendentemente catartico.
Tre motivi per vederlo al cinema
Se state pensando di aspettare lo streaming, non fatelo. È un’esperienza pensata per il grande schermo, e basta. Ecco perché:
- Il sound design: Il team audio ha creato una colonna sonora davvero immersiva. Sentirete lo scricciolo dello scafo, il ronzio dei motori e il silenzio in un modo che un impianto casalingo non può replicare.
- La fotografia di Vittorio Storaro: Come ho detto, la fotografia è spettacolare. Le inquadrature della nave contro lo sfondo dello spazio profondo, il modo in cui la luce interagisce con le superfici: è arte. Merita lo schermo più grande che riuscite a trovare.
- La ricompensa emotiva: È un film che si guadagna il suo finale. Quando iniziano i titoli di coda, vorrete fermarvi un attimo per elaborarlo. Quell’esperienza collettiva, sentire le risate e i sospiri in una sala piena, fa parte di ciò che lo rende così speciale.
Quindi, se state cercando qualcosa per portare gli amici questo fine settimana, o avete bisogno di una scusa per scappare dal caldo umido che non molla, questa è la scelta giusta. Il film Project Hail Mary non è solo un grande adattamento; è un promemoria di ciò che il cinema sa fare meglio. Ci porta in un luogo impossibile, ci mostra una versione di noi stessi al massimo delle nostre risorse e della nostra gentilezza, e ci rispedisce nel mondo sentendoci un po’ più leggeri. Non perdetelo.