Guerra Iran-Qatar: l'escalation che infiamma il Medio Oriente e fa tremare l'Europa
Le fiamme che divorano il giacimento di South Pars, a cavallo tra Iran e Qatar, non sono un semplice incidente industriale. Negli ambienti diplomatici si sussurra che i raid della scorsa notte mirassero proprio a paralizzare il cuore energetico della regione. Mentre la guerra Iran-Israele si trascina, un nuovo fronte si è appena aperto, e questa volta il Qatar è in prima linea. Un vecchio marpione del Quai d'Orsay mi confidava stamattina: «Non si colpiva Ras Laffan dalla guerra del Golfo. Questa è una cosa inaudita.»
Iran e Qatar, stesso nemico, stessa battaglia?
Li credevamo opposti su tutto: Teheran la teocrazia, Doha la mediatrice. Ma dall'attacco lampo al terminal di Ras Laffan, i due vicini condividono lo stesso dolore. Il più grande sito di liquefazione del gas al mondo è fermo, e con lui vacilla una parte dell'approvvigionamento europeo. Le borse di Amsterdam e Londra hanno surriscaldato in poche ore: il prezzo del megawattora è balzato del 30% in mattinata. Per l'Europa, che esce appena da un inverno rigido, è una doccia fredda.
Il cessate il fuoco Iran-Israele, un'illusione diplomatica
In privato, gli emissari occidentali riconoscono che il cessate il fuoco della guerra Iran-Israele non è mai stato così ipotetico. Israele minaccia di colpire le infrastrutture petrolifere qatariote se Teheran continua a armare Hezbollah attraverso la Siria. Nel frattempo, la guerra civile siriana conosce una brutale recrudescenza: colonne di miliziani filo-iraniani convergono verso il confine e l'aviazione israeliana reagisce quasi quotidianamente. Un ingranaggio che nessuno sembra poter fermare.
- Iran: South Pars in fiamme, produzione di gas ridotta del 40%.
- Qatar: Ras Laffan paralizzato, il 60% delle esportazioni mondiali di GNL a rischio.
- Europa: scorte strategiche intaccate, bollette energetiche pronte a esplodere.
Emmanuel Macron sotto pressione
A Parigi, l'Eliseo ha immediatamente fatto pressione. Si denuncia una «escalation sconsiderata» e si chiede un «ritorno al dialogo». Ma dietro le dichiarazioni ufficiali, i tecnici sono al lavoro: i nostri contratti di fornitura con Doha sono a rischio, e i terminali metanieri di Dunkerque o Fos-sur-Mer potrebbero girare al minimo se la crisi si protrae. Nei corridoi del Ministero dell'Economia, non si esclude più un piano di austerità forzata già dall'autunno.
La Siria, il vulcano che si risveglia
Non fatevi illusioni: il destino della Siria è legato a questo caos. Il regime di Bashar al-Assad, appoggiato a Teheran, funge da piattaforma logistica. Ogni convoglio distrutto da Israele riaccende le braci della guerra civile. E i profughi, intanto, continuano ad affluire verso le nostre frontiere. È un male cronico che infetta tutto il Levante. Ve lo dico io: finché non si spegnerà l'incendio siriano, non si potrà controllare il rogo generale.
Mentre i mercati vanno a fuoco e le diplomazie si agitano, una certezza rimane: la guerra Iran-Israele ha divorato il Qatar. E l'Europa, spettatrice impotente, riscopre la sua fragilità energetica. Se questo rogo non sarà spento prima dell'inverno, le nostre bollette del riscaldamento ce lo ricorderanno dolorosamente.