Multa Intesa Sanpaolo Isybank: 17,6 milioni per i dati dei clienti. Cosa sappiamo
Chi me l'ha detto che in Italia nessuno ti regala niente, aveva ragione da vendere. Soprattutto quando si parla di banche e di quelle "offerte" che ti arrivano in app e che sembrano un favore, ma poi ti ritrovi con l'IBAN cambiato e la filiale sparita. La notizia che sta facendo il giro dei bar e degli uffici postali in queste ore è quella della multa a Intesa Sanpaolo da 17,6 milioni di euro. Una cifra che non è uno scherzo, e che il Garante della Privacy ha tirato fuori dal cilindro per dire "basta" alla storia del passaggio selvaggio a Isybank.
Ma cosa è successo esattamente? La storia della multa Intesa Sanpaolo Isybank
Mettetevi comodi, che ve la racconto come se l’avessi vissuta sulla mia pelle. Siamo partiti tra la fine del 2023 e l'inizio del 2024. Il gruppo Intesa Sanpaolo decide di spingere sull'acceleratore del digitale e crea Isybank, la sua banca figlia, completamente online, senza sportelli, che vivi solo tramite app. Fin qui, tutto moderno e affascinante. Il problema è stato il "come" hanno deciso di popolare questa nuova creatura.
Hanno preso circa 2,4 milioni di correntisti e li hanno trasferiti d'ufficio a Isybank. Ma chi erano i prescelti? Hanno fatto una bella profilazione, come se fossero al supermercato a scegliere la frutta migliore: età inferiore ai 65 anni, nessun prodotto d'investimento (tipo fondi o azioni), una disponibilità finanziaria sotto una certa cifra (si parla di giacenze sotto i 100.000 euro) e un utilizzo frequente dell'home banking. Insomma, i "figli prodighi" del digitale, pronti per essere traghettati nella nuova terra promessa senza filiali.
Il nodo della questione: trattamento illecito dei dati e comunicazioni fantasma
Qui casca l'asino. O meglio, casca la banca. Per fare questa selezione, Intesa Sanpaolo ha usato i dati personali dei clienti basandosi sul "legittimo interesse". Un attimo, voi mi direte: "Ma il legittimo interesse non è una cosa seria?". Certo che lo è, ma il Garante ha stabilito che in questo caso non era sufficiente. Per una operazione che di fatto ti cambia la vita bancaria (nuovo IBAN da comunicare a chi ti paga lo stipendio, niente più sportello fisico, rapporto con un nuovo "titolare" dei dati) serviva un consenso esplicito. E quello non è stato chiesto. Risultato? Trattamento illecito dei dati, e multa servita.
E poi, la ciliegina sulla torta che fa imbestialire chiunque: come hanno comunicato 'sta benedetta rivoluzione? Non con una notifica push chiara, non con un SMS. Hanno infilato la comunicazione nella sezione "archivio" dell'app di Intesa Sanpaolo. E indovinate un po'? L'hanno fatto in piena estate. Un periodo in cui siamo tutti con la testa tra il mare e il gelato. Praticamente, una strategia perfetta per far sì che nessuno se ne accorgesse in tempo per opporsi. Per il Garante, le comunicazioni sono state "carenti" e non hanno dato la giusta evidenza a un cambiamento epocale.
Cosa cambia per i clienti? Una guida pratica su come orientarsi
Ora, la domanda che tutti si fanno è: "A me, che sono finito in questo calderone, cosa mi tocca fare?". La multa c'è, i soldi li paga la banca (e non sono bruscolini), ma voi avete dei diritti. Ecco una piccola review della situazione e come muoversi:
- Il danno è fatto? Per molti sì. Se sei stato trasferito, hai subito il cambio di condizioni e di operatività. Il Garante riconosce che questo è stato un "disagio".
- Posso tornare indietro? Questa è la chiave di tutto. Dovete verificare se, al momento del trasferimento, vi è stata data la possibilità di opporvi in modo chiaro. Visto come sono andate le comunicazioni, è probabile che molti non abbiano potuto esercitare questa scelta con cognizione di causa. In teoria, il rapporto doveva basarsi su una tua scelta consapevole.
- Cosa fare adesso? Se siete tra i 2,4 milioni di coinvolti, tenete gli occhi aperti. Le associazioni dei consumatori stanno già annusando l'aria. Potreste avere diritto a un risarcimento o, quanto meno, a richiedere il ritorno alle condizioni precedenti con Intesa Sanpaolo (la "casa madre").
Isybank: un milione di clienti e un futuro da scrivere
Isybank, nonostante tutto, è una realtà che a inizio 2026 ha già superato il milione di clienti e punta a raddoppiare entro il 2029. È una banca "cloud-native", figlia dei tempi, nata per competere con le fintech. Ma questa multa da 17,6 milioni è un colpo duro per la reputazione. Perché se è vero che la multa in sé è una tantum, la fiducia è un'altra cosa. E la fiducia, si sa, è come il vetro: una volta incrinato, difficile tornare come prima.
Il Garante, nel decidere l'importo, ha tenuto conto del numero enorme di clienti coinvolti e della gravità della violazione, ma anche del fatto che la banca ha collaborato e che la condotta è stata "colposa" e non "dolosa" (cioè, non l'hanno fatto con l'intenzione di delinquere, ma con una bella dose di superficialità). Un po' come dire: "Avete fatto una cazzata, e vi costa cara".
Insomma, la vicenda è ancora aperta. La banca può fare ricorso al TAR, e voi, cari correntisti, potete solo che vigilare. Perché la lezione di oggi è semplice: quando vi arriva una comunicazione dalla banca, anche se è infilata in un cassetto virtuale dell'app, leggetela. E se qualcosa non vi torna, ora sapete che il Garante, forse, sta dalla vostra parte.