Pierre Lottin: dai Tuche ai premi César, il percorso di un attore che conta
Quando si incontra Pierre Lottin per strada, è difficile crederci. È un po' come se Wilfried Tuche avesse appena attraversato il boulevard périphérique per comprare una baguette. Eppure, l'illusione dura solo un istante. Dietro quel sorriso un po' malizioso, c'è un attore che, già da qualche anno, ha deciso di sorprendere tutti. E in questa stagione ha appena firmato un'interpretazione che difficilmente verrà dimenticata.
L'ombra dei Tuche, un'etichetta da superare
Impossibile parlare di Pierre-Victorien Lottin senza menzionare la famiglia più folle del box office francese. Per anni è stato quel personaggio esuberante, quello che ci faceva sbellicare dalle risate con le sue battute cult. Un ruolo che l'ha reso celebre, certo, ma che avrebbe potuto incasellare qualsiasi attore. Lui ha scelto di vederlo come un trampolino di lancio. “Ero sicuro di non vincerlo”, ci ha confidato di recente, parlando della famosa pressione legata al César. Questa frase, detta con un'umiltà quasi pudica, rivela molto dell'uomo. Non cerca gli onori, cerca i ruoli che gli facciano venire i brividi.
Un attore versatile: la prova è sul grande schermo
Quest'anno, Pierre Lottin ci ha regalato una di quelle interpretazioni che lasciano il segno. In Quelli che contano, abbandona i panni del simpaticone per vestire quelli di un personaggio più cupo, più taciturno. Lo scopriamo intenso, con lo sguardo profondo, in una prova che fa tacere gli scettici. Coloro che pensavano non sarebbe mai stato altro che il figlio spirituale di Jean-Paul Rouve e Isabelle Nanty hanno dovuto ricredersi. Il lungometraggio, che ha fatto vibrare le sale da Saint-Michel-en-Grève a Parigi, dimostra una verità semplice: questo ragazzo è un grande attore.
- La sfida fisica: Per il ruolo, ha cambiato fisico, dimostrando di non fare mai le cose a metà.
- Lo sguardo: Là dove Wilfried usava l'energia del corpo, il suo nuovo personaggio comunica attraverso il silenzio e gli occhi. Un esercizio di stile riuscito alla grande.
- La versatilità: Passare dalla commedia grottesca a un dramma sociale senza perdere un briciolo di autenticità è il marchio dei grandi.
Perché tutti parlano di lui in questo momento?
Se Pierre Lottin è sulla bocca di tutti, non è un caso. Ci sono attori che amiamo perché sono simpatici. Lui lo amiamo perché è imprevedibile. Fa parte di quella generazione che rifiuta di adagiarsi sugli allori. Mentre altri avrebbero imboccato la strada dei sequel dei loro successi commerciali, lui ha preferito correre il rischio di mettersi in secondo piano per un regista esigente. Questa esigienza, oggi, viene ripagata. Nei festival, la critica si strappa le mani per sottolineare la sua capacità di “recitare qualsiasi cosa”. E francamente, quando si guarda il percorso fatto dai tempi dei Tuche, non si può che togliercisi il cappello.
La notizia è appena uscita, e sembra che la stagione dei premi per lui sia solo all'inizio. La cosa pazzesca è che Pierre Lottin è rimasto semplice come il primo giorno. Quando lo interrogano su questo riconoscimento, schiva, preferisce parlare del lavoro di squadra. Ma noi lo sappiamo: si sta costruendo una carriera alla francese, solida, autentica, a anni luce dalle luci effimere del jet set. Allora, pronti a riscoprirlo? Perché se finora lo avete visto solo ridere, preparatevi a rimanere a bocca aperta per quello che ha in serbo per noi. Il meglio deve ancora venire.