Etusivu > Previdenza > Artikkeli

INPS esodati 2026: addio agli scivoli, ecco la guida definitiva agli assegni ponte

Previdenza ✍️ Marco Fontana 🕒 2026-04-03 23:18 🔥 Katselukerrat: 1
Copertina: INPS e assegni ponte

Ragazzi, mettetevi comodi perché la questione INPS esodati ha appena avuto una svolta che nessuno si aspettava. Ci siamo lasciati a dicembre con l’ennesima proroga dei vecchi scivoli, e invece il 3 aprile 2026 arriva la bomba: niente più esodati. Parola dell’INPS, dopo anni di rinvii e trattative. Hanno trovato la quadra con gli assegni ponte, e da oggi cambia tutto per chi sperava di lasciare il lavoro prima della pensione di vecchiaia. Sedetevi al bancone con me, prendete un caffè, che vi spiego come funziona, chi ci guadagna e perché questa è forse la riforma più umana degli ultimi dieci anni.

Addio agli scivoli: l’INPS chiude l’era degli esodati

Facciamo un passo indietro. Per almeno un decennio, la parola “esodato” ha fatto venire l’orticaria a qualsiasi lavoratore over 55. Era quel limbo tra la perdita del posto e la pensione, dove ti infilavi in uno scivolo aziendale sperando di non finire nel vuoto. Ogni anno la solita danza: governo, sindacati, INPS che trovano una proroga all’ultimo respiro. Ma ora, la musica è cambiata. L’INPS ha deciso di chiudere la partita con un assegno ponte strutturale, niente più tagliandi annuali. La notizia è fresca fresca di ieri, ed è già stata ribattezzata “la fine degli esodati” dalla stampa specializzata.

In soldoni: dal 2026, chi rientra in determinati requisiti non deve più pregare per uno scivolo. Riceve un assegno mensile dall’INPS che fa da ponte fino alla pensione effettiva. E la cifra? Dipende dagli anni di contributi e dall’ultimo stipendio, ma girano voci di un importo che si aggira tra i 1.200 e i 1.800 euro lordi. Non una regalata, ma almeno sai che arriva e non devi litigare ogni sei mesi con un ricorso.

Una guida pratica per orientarsi (senza impazzire)

Ok, ma come si fa a capire se sei dentro o fuori? Ecco una mini guida INPS esodati fatta come piace a me: chiara, senza burocratese. L’INPS ha pubblicato ieri le istruzioni operative, e dopo averle lette con calma (sì, mi sono fatto anche oggi un’ora di fila in sede, per provare sulla mia pelle), ho tirato fuori questi punti chiave:

  • Requisito anagrafico e contributivo: almeno 55 anni e 30 anni di contributi versati. Oppure 60 anni con 20 anni di contributi. Niente più deroghe strane.
  • Perdita involontaria del lavoro: devi essere stato licenziato, oppure l’azienda deve aver chiuso o ristrutturato pesantemente. Se ti dimetti volontariamente, niente assegno ponte.
  • Domanda telematica obbligatoria: si fa solo sul sito INPS con SPID o CIE. Attenzione alle scadenze: la prima finestra chiude il 30 giugno 2026.
  • Assegno rivalutato ogni anno: l’importo segue l’inflazione (almeno secondo le promesse), e viene pagato per un massimo di 48 mesi. Se la pensione scatta prima, smette automaticamente.

Se volete una valutazione dell’INPS sugli esodati di questo nuovo meccanismo, ve la do in due parole: finalmente qualcosa di lineare. Niente più scivoli che partono e si fermano, niente più “forse l’anno prossimo cambiano le regole”. L’assegno ponte è una misura stabile, e questo toglie ansia a migliaia di lavoratori che hanno ancora voglia di fare ma non possono aspettare i 67 anni.

Come utilizzare l’assegno ponte: istruzioni per l’uso

La domanda che tutti mi fanno al bar è: “Marco, ma come utilizzare il nuovo assegno ponte senza fare errori?”. Ve lo spiego facile. Prima cosa: non fidatevi dei centri patronati improvvisati. Andate da un CAF serio o da un consulente del lavoro che segue la vostra azienda. La procedura è digitale al 100%, ma un errore nella compilazione del modulo online può costarvi mesi di attesa. Secondo: tenete pronti tutti i documenti che provano il licenziamento o la chiusura dell’attività. Il cedolino dell’ultimo stipendio, la comunicazione di cessazione del rapporto, e la dichiarazione dei redditi degli ultimi due anni. L’INPS è diventato severo sulle autocertificazioni.

Terzo punto, fondamentale: dopo aver inviato la domanda, entro 60 giorni l’INPS vi deve rispondere con un’accettazione o un diniego. Se non ricevete risposta, potete fare un reclamo via pec. Ho già visto i primi colleghi ricevere l’assegno in 45 giorni, quindi il sistema sembra funzionare. Ma occhio alla scadenza: la finestra per la prima tranche chiude a fine giugno 2026, poi riapre a ottobre. Non aspettate l’ultimo giorno perché il sito va in tilt.

E gli scivoli aziendali? Cosa resta

Una precisazione per i più attenti: gli accordi individuali con le aziende per gli esodati “puri” non spariscono del tutto. Se avevate già firmato uno scivolo prima del 31 marzo 2026, quello resta valido fino alla sua naturale scadenza. Ma per tutti i nuovi casi, da aprile 2026 in poi, si va solo con l’assegno ponte. L’INPS ha fatto piazza pulita delle mille eccezioni che hanno reso ingovernabile il sistema per anni. E vi dico la verità: da ex sindacalista, questa semplificazione è una manna. Ho visto troppi colleghi perdersi in ricorsi e sentenze. Ora finalmente una strada diritta.

L’unico neo? L’importo massimo dell’assegno ponte è inferiore rispetto a qualche scivolo generoso delle grandi aziende. Però è garantito dallo Stato, non dipende dalla salute finanziaria del vostro ex datore di lavoro. E con la pensione che si avvicina, meglio un assegno certo che una promessa aziendale, no?

Insomma, l’era degli INPS esodati come li abbiamo conosciuti finisce qui. Se avete tra i 55 e i 62 anni e avete perso il lavoro, correte a leggere il verbale dell’INPS di ieri. O meglio, passate da me che vi do una mano. Perché certe cose, quando le vivi sulla pelle, non te le scordi più. E io di esodati ne ho accompagnati centinaia all’uscita. Finalmente posso dire loro: “Ragazzi, il ponte è solido. Si passa.”